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COMPUTER BIOLOGICO
Stanno dunque nascendo entità capaci di fondere la nostra intelligenza organica, basata su cromosomi e neuroni, con quella inorganica subatomica. Questi futuri computer combineranno il livello umano d’intelligenza con la velocità, l’accuratezza e la capacità di condivisione dell’informazione dei pc quantici. In altre parole, con queste macchine noi uomini stiamo ponendo le basi per il superamento della nostra stessa specie. La più importante di queste nuove direzioni è la nanotecnologia, che si prefigge di costruire macchine manipolando un atomo o una molecola alla volta, esattamente come fa la biologia. La differenza fondamentale è che la biologia richiede acqua mentre la nanotecnologia può essere secca.
Una cellula vivente ha il diametro di qualche micrometro ed è essenzialmente un sacchettino microscopico contenente acqua e una grande varietà di molecole inorganiche, organiche e biomolecole, queste ultime aventi dimensioni da uno a dieci nm. Le biomolecole sono fatte aggregando un gran numero di molecole organiche ed inorganiche più semplici. In sostanza, una biomolecola è come una piccola macchina specializzata a fare un compito specifico, una nanomacchina. Molte di queste molecole sono proteine, costruite, molecola dopo molecola, da minuscole fabbriche, i ribozomi, che leggono le istruzioni scritte su una lunga molecola di acido ribonucleico - una specie di nastro dove le istruzioni sono codificate dalla sequenza di quattro molecole specifiche - e attaccano una dopo l'altra molecole di aminoacidi. È come scrivere una lunga frase usando molecole invece di lettere dell'alfabeto. Un' équipe di scienziati dell'istituto scientifico Weizmann, guidati dal professor Ehud Shapiro, hanno messo a punto un dispositivo che impiega le molecole biologiche per l'elaborazione dei dati. La macchina costruita dagli scienziati effettua calcoli utilizzando il DNA come software e diversi enzimi come hardware. La cosa più sensazionale è che mille miliardi di queste macchine, la cui accuratezza è superiore al 99,8 per cento, possono essere collocate in uno spazio grande come una goccia d'acqua. Il nuovo dispositivo, creato dal professor Ehud Shapiro assieme alla sua équipe, abbisogna solamente di un'adeguata miscela di molecole.
La fantascienza esce dai film ed entra prepotentemente nella vita reale. Un'equipe di scienziati statunitensi è infatti riuscita a fare attecchire alcune cellule di topo dentro piccoli chip al silicio che funzionano come robot. Si tratta ancora di semplice sperimentazione ma, in ogni caso, di un importante passo verso una prossima generazione di dispositivi in grado di auto-assemblarsi e “vivere” senza il bisogno di servirsi di fonti energetiche esterne. Jianzhong Xi, Jacob Schmidt e Carlo Montemagno, alcuni dei ricercatori impegnati nel progetto, ritengono che in futuro sarà possibile realizzare dispositivi complessi partendo da singole cellule "seminate" su speciali chip al silicio. L’attuale modello di “micro robot vivente” è capace di muoversi autonomamente grazie alla contrazione delle cellule cardiache prese da alcune cavie. I ricercatori hanno poi creato una seconda “creatura” che somiglia ad un minuscolo paio di zampe di rana. "Il microdispositivo – scrivono gli scienziati sulla famosa rivista scientifica “Nature Materials” - ha due 'gambe' che si estendono dal corpo in un angolo a 45 gradi, ogni gamba ha un 'piede' che si estende in un angolo a 45 gradi". "Questi robot – spiegano ancora i ricercatori - sono assolutamente vivi. Ciò significa che le cellule crescono, si moltiplicano e si assemblano, dando così forma alla struttura stessa del robot".
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